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Nei tempi in cui si adoravano gli Spiriti di cui si credeva fossero animati gli elementi della Natura si divinizzò il fulmine che atterra, la fiamma che divora, il vento che scuote, terrificanti fenomeni che contribuirono alla costruzione delle fondamenta del mito greco. Più tardi l’uomo riuscì a non farsi più solo atterrire dalla potenza del Creato ma anche ispirare: emozione, stupore, poesia e i Poeti crearono I MITI, favole che cantavano la sua bellezza, pericolosità e generosità.

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giovedì 4 ottobre 2012

A CACCIA di RELIQUIE: lA lANCIA SACRA


Magicamente,  tutte le Reliquie che riguardano la Passione del Cristo passano per le Crociate e gli Ordini Cavallereschi  (antecedenti o postumi che siano): così il Sacro Graal, così la Sacra Sindone, così la Santa Croce (la Vera Croce, chiamata dai Crociati, per distinguerla dalle tante copie) e così la Sacra Lancia.

Sacra Lancia, Lancia di Longino, Lancia del Destino, e molte altre denominazioni ancora, ma era sempre quella: la lancia con cui il centurione romano Longino inferse al Cristo moribondo il colpo di grazia (chiamiamolo così!), squarciandogli il costato.

Che cosa ne è stato di quella Lancia?

Forse, è più esatto dire di quelle lance, poiché, mano a mano che i secoli si susseguivano, il loro numero aumentava: Parigi, Vienna, Norimberga, Vaticano, ecc… ne custodivano una, ritenendola quella autentica.

Oggi, però, ne rimane una soltanto ed è custodita a Vienna.

 

Proviamo a seguirne il percorso partendo dall’inizio.

Venerata come Reliquia, la Lancia che pose fine ai tormenti del Crocifisso, passò di mano in  mano tra i primi cristiani di Gerusalemme, fino ad arrivare nelle mani del comandante di una Legione romana di stanza in Egitto, un certo  Maurizio.

Di lì a poco, finì in quelle dell’imperatore Costantino e poi, passò  di imperatore in imperatore.

Passando da Teodosio, arrivò fino a Carlo I, imperatore  di Germania, meglio conosciuto come Carlo Magno, e poi a Federico II.

Fu proprio Federico II che la fece collocare nella “Stanza del Tesoro”, nel palazzo di Hofburg, a Vienna.

In tempi più recenti, Hitler, che ne era letteralmente e morbosamente affascinato, ordinò di trasferirla a Norimberga in un nascondiglio sicuro.

Oggi, però, la si può ammirare a Vienna, dove è ritornata dopo la Seconda Guerra Mondiale.

 

Domanda: si tratta della stessa Lancia Santa che da Gerusalemme fu trasportata ad Antiochia intorno all’anno 1000, al tempo delle Crociate?

Forse no! Molti gli studiosi che ne dubitano: Carlo Magno, infatti, la portò in Germania durante il suo regno, tra gli anni  872-814. 

 

Però è interessante dare uno sguardo a questa Lancia, poiché  la sua presenza influì molto sull’andamento delle battaglie e, forse, determinò, perfino, le sorti della Prima Grande Crociata.

Secondo la tradizione, la Lancia fu portata ad Antiochia poco dopo la morte del Cristo da uno dei suoi discepoli, S. Andrea, durante le sue predicazione.

Di  essa, però, si erano perse le tracce, ma venne, miracolosamente ritrovata grazie alle “visioni” di un certo Pietro Bartolomeo il quale riferì che il Santo gli era più volte apparso indicandogli il posto esatto dove la Santa Reliquia era sepolta. Disse anche che il Santo aveva assicurato che la sua presenza avrebbe portato l’esercito crociato alla vittoria.

Sogni, visioni, apparizioni erano cose  piuttosto frequenti all’epoca e si dava loro gran peso. (come stupirsene, se ancora oggi si continua a fare la stessa cosa!)

Superate le prime reticenze e resistenze del vescovo di Antiochia, (tra i pochi a dubitarne)  una squadra di operai cominciò a scavare nel posto indicato dal buon Bartolomeo e cioè nella cappella orientale della Chiesa, fino a quando la Santa Reliquia non spuntò dal suolo.

 

La notizia di una nuova “arma divina” puntata contro di loro,

preoccupò non poco l’esercito turco che assediava la città: la superstizione è sempre stata l’arma più potente.

La preoccupazione degli assedianti mutò in sconcerto quando, il mattino del 28 giugno del 1098, le porte della città si spalancarono per lasciar  uscire una processione di gente vestita da parata, ma assolutamente disarmata.

La guidava un prete che sorreggeva  una vecchia, piccola lancia apparentemente innocua.

Sconcertati e completamente disorientati, i Turchi lo  erano  gia: sapevano della “divina arma segreta” degli assediati ed un superstizioso terrore li colse a quella vista.

Un terrore che non li aiutò nel furioso scontro che seguì alla processione. L’esercito crociato, infatti, pur male in arnese, dopo mesi di assedio, infervorato dalla presenza della “Vera Croce”, come amavano chiamarla, ingaggiarono una battaglia senza tregua e riportarono una strepitosa vittoria.

Chi fu il vincitore di  quella battaglia? Il valore o la superstizione?

E quella lancia, era proprio la Vera Lancia o si trattava di un espediente per sorprendere l’avversario?

 

In verità, sulla sua autenticità si dubitò subito, tanto che il pio Bartolomeo (o forse ingenuo), per tacitare le malelingue, chiese di sottoporsi al “Giudizio del Fuoco”.

Questa prova consisteva nell’attraversare uno spazio tra due cataste di legna in fiamme e sopra un tappeto di carboni ardenti, uscendone indenni.

Pietro Bartolomeo affrontò il rogo e passò dall’altra parte.

Vivo…. due giorni dopo, però, morì a causa della ustioni, lasciando intatti i dubbi degli scettici e la fede dei credenti.

Non sapremo mai, dunque, se quella lancia fosse la Vera Lancia.

Sappiamo, però, del suo profondo simbolismo.

La Lancia Sacra  rappresenta l’aspetto punitivo della Legge di Dio, perché appare come strumento di pena e castigo

Nel momento stesso in cui penetrava nel costato del Figlio di Dio, essa acquistava misteriosi e straordinari poteri: immortalità, potere sugli altri, ecc..

 

Nelle leggende di re Artù, la Sacra Lancia era portata in processione insieme al Sacro Graal (ritrovato da Parsifal, Cavaliere senza macchia) e dalla sua punta scaturiva sangue dagli effetti tremendi.

 

Secondo altre tradizioni, la Lancia arrivò a Parigi portata da Luigi IX da Costantinopoli, ma le sue tracce si sono perse durante la Rivoluzione.

 

Fra tutte queste Lance Sacre, quale sarà quella autentica?

Non lo sapremo mai, ma, forse…. la Fede non ha bisogno di Reliquie per il vero credente… che, pure, continuerà a credere in Essa.

mercoledì 3 ottobre 2012

A CACCIA di RELIQUIE - Il Santo Graal


I primi santi e i primi martiri cristiani erano orientali e l’abitudine a venerare i luoghi dove erano stati sepolti, con la convinzione che i loro corpi potessero operare miracoli, si diffuse nel mondo occidentale assai presto.

Per questo, un numero impressionante di pellegrini erano pronti ad affrontare lunghi ed estenuanti viaggi per raggiungere quelle tombe e vedere qualche santa reliquia: ossa, capelli, lembi di abiti, ecc…

All’inizio lo scopo era solo quello di vedere e venerare quei resti, ma poi subentrò il desiderio e qualche volta la necessità, di possederne. Per se stessi o per esporle in qualche Chiesa o Santuario.

Portar via una reliquia era piuttosto facile e i “cacciatori di reliquie”, monaci, cavalieri, pellegrini, erano molto attivi.

Le reliquie più importanti, però, erano quelle riguardanti il Cristo e la Passione: il Calice dell’ultima cena, la Croce, la Lancia che gli aveva trafitto il costato, la Corona di spine, ecc… , ma quelle non erano davvero alla portata di tutti, poiché erano avvolte di mistero e simbolismi e per questo, inavvicinabili.

Noi proveremo a seguire il percorso di alcune di loro, chiedendo il contributo per una maggiore chiarificazione, a chi possedesse più precise conoscenze al riguardo.

 

 

IL SANTO GRAAL

La leggenda del Santo Graal, più di ogni altra mistica credenza, governò l’animo ed a volte l’intera esistenza non solo di re e principi, ma  di tutto il popolo occidentale.

 

Perché  tanto interesse?

Non certamente per semplice curiosità o necessità di vedere  e toccare gli strumenti di tortura del Cristo, ma per ragioni assai più profonde.

 

Che cos’è il Santo Graal?

Graal, dal latino medioevale gratalis, significa: vaso, coppa, calice.

Il Graal era il calice usato dal Cristo nell’ultima cena con i suoi discepoli per mutare il vino nel suo sangue e lo stesso oggetto in cui sarebbe stato raccolto il sangue colato dalle sue piaghe mentre era sulla croce.

Secondo la tradizione, Giuseppe d’Arimatea, uno dei componenti del Sinedrio di Gerusalemme, contrario a quella condanna, portò con sé il Calice dell’Ultima Cena e raccolse il sangue colato dalla ferita prodotta dal colpo di lancia nel costato del Cristo. Egli conservò il sangue e lo custodì fino alla sua morte, quando lo affidò al fratello minore che lo portò in Bretagna, nel castello di Corbenic.

Da quel momento, del Santo Calice  non se ne seppe più nulla fino al Medio Evo: scomparso, si diceva, a causa delle iniquità degli uomini.

 

Fu proprio allora, intorno all’anno 1000-1100, che si aprì  la “caccia” alla Reliquia;  ebbe inizio, cioè, una ricerca su dove fosse finito il Calice.

La più famosa ed operosa fu quella, secondo una leggenda, intrapresa dai Cavalieri della Tavola Rotonda di re Artù, i quali, dopo lunghe ricerche,  finirono per rintracciarlo e lo portarono all’abbazia di Glanstorbury, dove il Santo Calice fu messo sotto custodia.

In quella ricerca, re Artù (personaggio, in verità, di cui sono in tanti a dubitarne l’esistenza), si sarebbe ispirato all’Ordine dei Cavalieri Templari (anche questi, custodi e cacciatori di reliquie di ogni genere); perfino il mantello dei Cavalieri della Tavola Rotonda era come quello dei Templari: bianco e con una Croce Rossa.

 

Per molti studiosi l’odierna Glanstorbury sarebbe la mitica Avalon di re Artù, dove, per l’appunto, era custodito il Santo Graal, ritrovato da Persifal,  Cavaliere senza macchia., Cavalieri Tavola Ropt

Solamente un cavaliere puro e senza macchia, secondo la leggenda, avrebbe potuto trovare e toccare il Calice: purezza dello spirito, però, più che purezza della carne. E soprattutto un cavaliere di grande generosità d’animo, privo di egoismo o protagonismo, che avesse avuto lo scopo di trovare la Reliquia non per se stesso, ma per il bene dell’umanità.

Al Sacro Calice, infatti, si attribuivano poteri soprannaturali, quali la Conoscenza, la Preveggenza, ecc… per cui le ricerche furono tali e tante, ma che culminarono, come bbiamo detto, in quelle di Artù e dei suoi Cavalieri.

Ai Cavalieri che tentavano l’impresa veniva consegnata la Sacra Lancia, quella con cui il centurione romano aveva dato il colpo di grazia al Cristo moribondo, e che era tenuto a restituire  al Signore di Avalon in caso di fallimento… Così, di Cavaliere in Cavaliere, si arrivò al successo di Parsifal, il Cavaliere-senza-macchia.

Lancia e Calice, dunque, erano due reliquie strettamente legate fra loro: la prima aveva prodotto il sangue del Cristo e la seconda lo conteneva e preservava.

 
Avalon
Per le sue straordinarie proprietà, però, il Santo Graal non fu mai considerato una semplice reliquia, ossia un oggetto fisico, ma piuttosto come una “forza spirituale”, mistica e sovrannaturale, capace di permeare di  sé l’animo umano, penetrarlo e colmarlo di luce e conoscenze.

Non solo: capace anche di assumere forma ed aspetto diversi. 

Forma di smeraldo, ad esempio, (ma questo porta ad un’altra leggenda dai contorni esoterici e ne parleremo quando tratteremo: Angeli e Demoni). 

O all’aspetto di una Colomba, ma anche questo porta ad un’altra credenza: quella legata alla Dottrina Catara. Secondo i Catari (considerati eretici)  Maria Maddalena portò il Calice a Ratis, in Francia, da Gerusalemme.  Sempre secondo i Catari, il Venerdì Santo, il Graal appariva sostenuto da due  Angeli e da una Colomba (manifestazione dello Spirito Santo), che vi deponeva l’Ostia consacrata direttamente da Dio.

 

Una leggenda, quella del Santo Graal, tra le più affascinanti, che per secoli ha catturato l’animo degli uomini per il suo mistero e simbolismo.

Pittura, Letteratura, Musica, Cinema, Filosofia… ogni forma d’Arte ne è stata espressione lungo i secoli ed ancor oggi.

 

Esistono, infatti,  ai nostri giorni ed in ogni parte del  mondo, ricercatori della Sacra Reliquia.

In Germania vi è una “Associazione Cercatori del Graal”, i cui associati si ispirano agli Ordini Cavallereschi.

Né mancano in Italia associazione quali: “Supremus Ordo Equestre Templi” oppure “Cavalieri del Santo Graal”, con orientamento politico ma con fini essenzialmente spirituali… si spera!

 

Il Santo Calice esiste davvero?

Possiede le “proprietà” che gli vengono attribuite?

Dove si troverebbe?

Qualcuno, puro di animo, riuscirà a ritrovarlo, dopo essere di nuovo scomparso a causa della iniquità degli uomini?

Da dove cominciare la ricerca?

Altri Paesi, oltre alla Germania, rivendicano il privilegio di aver custodito il Santo Graal per qualche tempo nella propria terra: La Francia, nella fortezza di Montsegur, la Spagna, nell’abbazia di Mont-serrat…. 

Forse si potrebbe cominciare da lì!

 

 

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